L’opera di Michelangelo Merisi da Caravaggio, recentemente acquisita dal Ministero della Cultura ed entrata a far parte del patrimonio dello Stato italiano, viene presentata al pubblico nella Sala Capitolare di Palazzo della Minerva dal 28 maggio al 21 giugno, prima della sua collocazione definitiva presso le Gallerie Nazionali di Arte Antica di Palazzo Barberini. Ma a rendere questa esposizione particolarmente significativa è il dialogo serrato tra il dipinto e le fonti archivistiche che lo accompagnano.
Accanto alla tela, infatti, sono esposti tre registri giudiziari provenienti dall’Archivio di Stato di Roma, che documentano la presenza di Caravaggio nella Roma di fine Cinquecento e il suo rapporto con il cardinale Francesco Maria del Monte, allora residente proprio a Palazzo Madama. Si tratta di atti processuali e verbali di interrogatorio che restituiscono un ritratto vivido e concreto dell’artista, contribuendo a collocarlo nel contesto sociale, urbano e professionale in cui maturò la sua produzione.
Questi documenti – tra cui il celebre interrogatorio del 4 maggio 1598, in cui il pittore rivendica il proprio ruolo al servizio del cardinale – non solo arricchiscono la lettura storico-artistica dell’opera, ma permettono di ricostruire la quotidianità e le relazioni di Caravaggio, offrendo al visitatore una chiave di accesso privilegiata alla sua vicenda umana e creativa.
La mostra riannoda così un legame antico tra luoghi, opere e fonti: i pochi metri che separano Palazzo Madama dal complesso della Sapienza, oggi sede dell’Archivio di Stato di Roma, diventano simbolicamente il percorso attraverso cui arte e documenti tornano a dialogare, a oltre quattro secoli di distanza.
In questa prospettiva, l’iniziativa si inserisce in un più ampio processo di valorizzazione integrata del patrimonio culturale, che vede gli archivi protagonisti attivi nella costruzione della narrazione storica. L’affiancamento tra opere d’arte e fonti archivistiche consente infatti di superare una lettura isolata degli oggetti artistici, restituendone la profondità storica e il contesto di produzione, committenza e ricezione.
Un modello che trova piena coerenza con l’accordo di collaborazione siglato l’8 aprile 2026 tra il Direttore generale Archivi Antonio Tarasco e la Direttrice del ViVe - Vittoriano e Palazzo Venezia Edith Gabrielli, volto proprio a promuovere mostre interdisciplinari capaci di mettere in relazione linguaggi e materiali diversi. In questa visione, documenti, opere e oggetti diventano strumenti complementari di conoscenza, in grado di restituire la complessità dei processi storici e culturali.
Caravaggio. Il Ritratto di monsignor Maffeo Barberini
Sala Capitolare · Senato della Repubblica
Piazza della Minerva, 38 · Roma
28 maggio – 21 giugno 2026
Ingresso gratuito · Senza prenotazione
Lun–Ven 10:00 – 20:00
Sab-Dom 10:00 – 18:00
2 giugno - Festa della Repubblica 10:00 – 18:00
Caravaggio Returns to the Sites of His History: A Dialogue Between Art and Archives at the Senate
A rediscovered masterpiece and a documentary narrative that restores its historical context: this is the heart of the exhibition Caravaggio: The Portrait of Monsignor Maffeo Barberini, which opened at the Palazzo della Minerva of the Senate of the Republic as part of the celebrations marking the 80th anniversary of the Republic. What makes this exhibition particularly significant is the close dialogue between the painting and the archival sources that accompany it.
Alongside the painting, in fact, are three court records from the State Archives of Rome, which document Caravaggio’s presence in Rome in the late 16th century and his relationship with Cardinal Francesco Maria del Monte, who was then residing at Palazzo Madama. These are court records and interrogation transcripts that paint a vivid and concrete portrait of the artist, helping to situate him within the social, urban and professional context in which his work developed.
These documents – including the famous interrogation of 4 May 1598, in which the painter asserts his role in the service of the cardinal – not only enrich the historical and artistic interpretation of his work but also allow us to reconstruct Caravaggio’s daily life and relationships, offering visitors a privileged insight into his personal and creative journey.
The exhibition thus re-establishes an ancient link between places, works and sources: the few metres separating Palazzo Madama from the Sapienza complex, now home to the State Archives of Rome, symbolically become the path through which art and documents resume their dialogue, more than four centuries later.
In this context, the initiative forms part of a broader process of integrated promotion of cultural heritage, in which archives play an active role in shaping the historical narrative. The juxtaposition of works of art and archival sources makes it possible to move beyond an isolated interpretation of artistic objects, revealing their historical depth and the context of their creation, patronage and reception.
This model is fully consistent with the collaboration agreement signed on 8 April 2026 between the Director General of Archives, Antonio Tarasco, and the Director of ViVe – Vittoriano and Palazzo Venezia, Edith Gabrielli, aimed precisely at promoting interdisciplinary exhibitions capable of connecting different languages and materials. In this vision, documents, works and objects become complementary tools of knowledge, capable of conveying the complexity of historical and cultural processes.
Caravaggio: The Portrait of Monsignor Maffeo Barberini
Sala Capitolare · Senate of the Republic
Piazza della Minerva, 38 · Rome
28 May – 21 June 2026
Free admission · No booking required
Mon–Fri 10:00 – 20:00
Sat–Sun 10:00 – 18:00
2 June – Republic Day 10:00 – 18:00



